Carnets de solitude: Nicolas Jaeger

Ci sono delle inesattezze che vanno confinate: che Messner fosse austriaco e soprattutto sul fatto che incarnasse l’ideale di Lammer in uno sfondo nazista. Mi sembrano  libertà eccessive da parte di questo autore misterioso. Ma anche questa faziosità fa parte del gioco, di quella aria beatnik che Nicolas incarnava con uno spirito che gli arrivava da molto vicino, da Livanos soprattutto. Siamo negli anni ’80, in piena guerra per i 14 ottomila, l’era degli exploit di Boivin, Berhault, Escoffier ma qui si respira un alpinismo di punta antiretorico e scanzonato che non c’è più e non c’era  già più neanche allora.

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la copertina di Carnets de solitude, 60 jours seul aì 6700 meìtres d’altitude

 

da Latitude Litteraire

E’ scivolato lentamente nei crepacci dell’oblio. Non c’è settimana che non pensi a lui. Nicolas Jaeger è stato certamente il più brillante scalatore francese. Il più interessante. Nicolas era l’uomo dei superlativi. L’abbiamo dimenticato. Erano gli anni ’80. L’alpinismo è ormai mediatico. Tutto è stato fatto, l’età delle esplorazioni è stata completata. E’ il tempo degli exploit. E c’è un exploit che non è alla portata di chicchessia. Quale sarà il primo uomo a scalare tutti i 14 ottomila, da solo, senza spedizione pesante e senza portatori?

Due uomini sono in grado di farlo: l’austriaco Reinhold Messner e Nicolas Jaeger.

Non mi piace Messner, la sua visione del superuomo alpinista, il suo lato monomaniaco. Nicolas non è mio amico. Solo un cliente, un buon cliente con cui mi piace stare, per aprire una mappa, per scambiare idee. Messner pubblica libri di una banalità spaventosa. Nicolas ha scritto poco, ma finemente, umanamente. Nicolas è un umanista. Messner mi spaventa.

Nicolas era un medico. Medico e alpinista. Ha scritto la sua tesi sull’Huascaran, due mesi di vita ad alta quota per analizzare gli effetti dell’alta quota su una cavia scelta con cura: se stesso. Ha scritto un libro superbo, Carnets de solitude, che ogni appassionato della montagna dovrebbe leggere e rileggere. Mi piaceva quando veniva a trovarmi in libreria col suo pacchetto di Gitanes: lo aiutava ad essere concentrato. Alpinista di alto livello, medico e fumatore. All’Huascaran, ha portato la sua scorta di tabacco. Sorrideva, non credo che questo abbia cambiato di molto le sue osservazioni. E’ stato spesso criticato per le sue sigarette. E’ stato il primo uomo ad accendere una sigaretta in cima all’Everest. A Mazeaud, il capo della spedizione, la cosa non era piaciuta. Ma non disse nulla. Non c’era niente da dire a Nicolas.

Il buon vino era già più accettabile. Abbiamo pranzato insieme una volta, da Claude, un bistrot popolare con molti piatti tradizionali. Ci siamo divisi una bottiglia di Bordeaux. E alcune sigarette. E’ stato un bel momento.

Sono sicuro che Nicolas arriverà primo. Ama troppo la montagna, la vita, la poesia, la fotografia di qualità. L’altro, l’austriaco, gioca troppo al superuomo, al dio delle vette. So che Nicolas rimetterà le cose a posto, che ci mostrerà che lo sport di alto livello è solo un gioco, lui salirà le 14 montagne, per poi trascorrere una vita tranquilla con moglie e figli. Come ha giustamente scritto: “L’eroismo, è prendere la metropolitana ogni mattina.” Non andare in cima al K2. Messner è in guerra con la montagna, Nicolas ci fa l’amore.

C’è un libro in mezzo a tutto questo, un autore che Messner ama citare: Eugen Guido Lammer, il cui libro Fontana di giovinezza è stato uno degli strumenti di propaganda della Germania di Hitler. Sempre l’idea del superuomo e della razza superiore, sempre l’idea del combattimento. Questo Nicolas non lo sopportava. Nemmeno io. Il problema è che il libro è stato stampato in meno di 1.000 copie da un piccolo editore di Chamonix. Né lui né io l’abbiamo letto.

Ho avuto un po’ di fortuna e l’ho trovato. L’ho offerto a Nicolas. E lo ha preso poco prima di partire per il Lhotse. Abbiamo fumato una sigaretta insieme. Era, come sempre, pieno di allegria, di amore per la vita. Abbiamo parlato di politica. Non di elezioni o roba del genere. Abbiamo parlato di uomini, di come vivono la loro vita. Prese il libro, lo infilò dentro la giacca e disse: “lo leggerò sul Lhotse”.

Nicolas non tornò mai dal Lhotse. Un idiota di giornalista ha scritto che il suo tentativo era quello di un uomo che giocava alla roulette russa con sei pallottole in canna. Lo stesso giornalista, che non era degno di legargli le scarpe, morì l’anno seguente sul Kangchenjunga.

Nicolas è stato un pazzo divertente. Arrampicare gli dava piacere, essere lassù gli ha dato piacere. Non voleva essere un superuomo, né un esempio, né un leader. Solo un tipo che ha fatto esattamente quello che gli piaceva fare. Un tipo che non è stato l’ostaggio di niente e di nessuno.

Messner crede di essere stato il primo uomo ad aver scalato i quattordici 8000. Quello che non sa è che e stato preceduto ogni volta dalla mente di Nicolas Jaeger.

 

da leblogdeslibraires.com/

2019, Alpine Sketches