No te pol sbaiàr

cengia

Lungo la cengia ‘parabolica’

 

alla Liquoria Garibaldi consultiamo Stefano Santomaso agordino che, ambiguo e doppio come la sibilla, con magnifica sintesi ci dice quasi nient’altro che: “no te pol sbaiàr”

 

di Luca Vallata

C’è un problema abbastanza famoso nelle Pale di San Lucano, si chiama “scala rovescia” e si trova sulla Seconda Pala.
Questo è il suo nome per via di una serie di macroscopici gradoni che al centro della parete sembrano salire, da destra a sinistra, perdendosi un attimo prima della cima sotto grandi strapiombi.
La differenza tra la roccia grigia sotto e quella gialla sopra e le ombre dei diedri marcano bene il profilo di una scala (non capisco bene il perché) “rovescia”.

La scala rovescia

Ottocento metri dividono il fondo valle dalla cengia mediana della Seconda Pala, cengia dalla quale decolla poi, verticale e strapiombante, la parete.
Già arrivare lì, è abbastanza laborioso; per questo alla vigilia del nostro primo tentativo, alla Liquoria Garibaldi consultiamo Stefano Santomaso agordino che, ambiguo e doppio come la sibilla, con magnifica sintesi ci dice quasi nient’altro che: “no te pol sbaiàr”, non puoi sbagliare.
Sul momento pensiamo rinfrancati al fatto che la via di salita sia logica ed evidente, su per metà dello spigolo Tissi e poi via di traverso per la cengia; capiremo più avanti che “sbaiàr” aveva anche e soprattutto quel significato ben più cupo e minaccioso che porta come logica conseguenza il rotolare dentro al boral.

Trova Tito e Luca

In quel primo tentativo io e Tito apriamo soltanto qualche tiro, dopo il comodo bivacco alla base, per poi ritirarci e rientrare lungo lo spigolo Tissi.

Quella discesa la ricordo bene, perché è stata la volta nella quale ci hanno sparato.
Mi spiego. Nella parte bassa dello spigolo avevo trovato una saliera, ovvero una di quelle radure predisposte dai cacciatori per attirare i camosci. In genere, al centro di questa si trova in grosso tronco, il qual viene lavorato ad arte con la motosega in modo da accogliere un grosso pezzo di sale, il quale poi, attraverso certe scanalature, con la pioggia colerà lungo il tronco, diventando un’attrazione irresistibile.

Per le mie ragioni, che non sto qui a raccontarvi, prendo il blocco di sale e lo lancio tra le piante. Non fa a tempo il blocco a cadere a terra che sentiamo uno sparo, chiaramente diretto in aria, ma altrettanto chiaramente recante un messaggio per i due alpinisti della Seconda Pala. Abbassiamo i profili e con passo da guerriglieri scendiamo attraverso la vegetazione.

Un tiro in leggera discesa nel secondo tentativo

Nell’autunno del 2017 riusciamo finalmente a ad organizzare un nuovo tentativo, risaliamo lo spigolo, attraversiamo la cengia, percorriamo i tiri già percorsi e ne apriamo degli altri per poi dormire in una grotta rossa a due piani e piuttosto comoda. Il giorno successivo senza intoppi continuiamo la salita che seguendo i grigi e i punti deboli della parete continua, in un occasione anche in leggera discesa, a traversare a sinistra. Raggiungiamo una cengia, guardiamo sopra di noi e capiamo che non c’è niente da fare, c’è un grande strapiombo sopra la nostra testa e con i soli chiodi secondo noi non si passa. Saliamo ancora venti metri per la bandiera, ma poi non ci resta che scendere, il che è ancora una volta, piuttosto laborioso.

Con circa una decina di doppie di traverso scendiamo fino alla cengia, congiungendoci infine alla via degli Antichi e con un’altra ventina percorriamo tutto il boral che è talmente incassato da essere sul fondo quasi buio.

Luca Vallata

 

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