Corridoi di vernice

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di Buzz

Trovo che il proliferare dei segni di vernice in montagna sia non solo un obbrobrio per la vista, ma nel feticcio della sicurezza, anche qualcosa che porta a dimenticare la necessità, (ed è quella la vera sicurezza) di comprendere realmente il territorio che si attraversa, le sue caratteristiche, la sua conformazione.

Seguire un sentiero appena segnato qua e là da qualche ometto, ti costringe a mettere il cervello in quello che stai facendo; ad immergerti, metro dopo metro, istante per istante, nell’ambiente che stai attraversando per comprenderlo.
Seguire invece un’autostrada ultrasegnalata, chiacchierando del più o del meno e magari facendo casino, come spesso accade, ti porta ad attraversare quel territorio come se fossi in un tunnel.

Chiunque ami veramente la montagna per quello che è, e non come terreno di conquista su cui allungare l’ombra del proprio ego, sa che questa differenza è fondamentale: la differenza fra “passare sopra” e “passare dentro”.

E’ ovvio, che in questa società in cui conta il risultato, la tacca nel proprio curriculum, la giornata persa inseguendo un sentiero che non si trova è inaccettabile e quindi si pretendono segnalazioni chiare. Se ci si perde si cerca anche qualcuno cui dare la colpa.

Ma che ci andiamo a fare in montagna, se non per perdersi, nel senso più ampio del termine, per poi ritrovarsi? Perché trasformare la montagna in qualcosa di simile alle nostre città, con decine di segnali in ogni dove? Ma allora restiamocene in città, no? oppure andiamo a goderci l’aria fresca dove arriviamo con l’auto. Perché urbanizzare anche dove è rimasta qualche briciola di wilderness? Quando tutto sarà segnalato, cosa rimarrà all’avventura?

L’idea che passa invece, veicolata dal concetto della sicurezza, è quella populistica e demagogica, a facile presa, che l’ambiente è di tutti e che tutti abbiano diritto di usufruirne. In sicurezza, ovviamente.
Per contro, chiunque la pensi diversamente diventa un elitario che vuole tenere la massa fuori.

E’ terribile, questa logica. Micidiale. Distruttiva. Ovunque, a qualsiasi livello. Perché laddove tutti hanno diritto a tutto, la corsa ad “occupare” e quindi a modificare l’ambiente in cui viviamo è una corsa di massa. E siamo tanti. Troppi. E dove arriviamo, adattiamo, modifichiamo, distruggiamo.

Si afferma con forza il diritto di tutti a fare tutto, ed è uno dei caposaldi della nostra società. Siamo incapaci di fare un passo indietro, di fermarci. Di adeguare noi all’ambiente, anziché l’ambiente a noi.

Siamo incapaci di formulare il semplice pensiero: non sono all’altezza e mi fermo.
E quello che vale per uno, ovviamente per estensione vale per tutti.
La sicurezza vera è nel conoscere il territorio in cui ti muovi, è nel fare il passo secondo la propria gamba. E non nel costruire dei corridoi di vernice.

 

Testo di Buzz

Disegno ed elaborazione grafica di Stefano Lovison

 

Alpine Sketches 2016