Ardimenti e piccole sciagure di un pittore di montagne

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Dru, acrilico su cartone telato, 2016

 

Vi dirò una cosa sui miei quadri di montagna.
Ci metto veramente poco a farli. E non perché abbia particolare talento nel dipingere ma per un entusiasmo furibondo per cui voglio vedere la mia piccola opera finita nel più breve tempo possibile, per archiviare il caso e ricominciarne subito un altro.

Ma non è vero che ricomincio subito. Mi ci vuole invece molto tempo, anche mesi a volte.La scusa è che non ho mai tempo o che mi serve un soggetto motivante ma la verità è che mi fa paura cominciare, una paura tremenda di fallire.

Dipingere è cacciarsi in un gioco di finzioni. Ingannare il cervello per fargli credere, dei tuoi segni, cose di cui dubita. E dipingere montagne non è che sia poi così diverso dal rappresentare un corpo umano o disegnare una natura morta.

Ma per un alpinista-pittore questo gioco di finzioni può diventare un affare molto serio quando sei nel mezzo del guado, tra l’inclinazione di voler riprodurre con accuratezza la realtà e, dall’altro, la smania di lasciarsi andare all’estro della interpretazione artistica e bisogna avere polso per non essere dominati.

Innanzitutto ci vuole la montagna giusta, per svariati motivi estetici che ti portano a preferire un paesaggio su mille altri; eppoi, fra le molte altre variabili, scegliere il momento esatto per le ombre e soprattutto indovinare la tecnica che interpreti uno stile e le tue possibilità del momento.

Dicevo delle mie paure. Quando cominci e sprofondi in una serie di errori a cascata non ti tiri più fuori. Se sbagli la tonalità di fondo, per fare un esempio, non c’è verso di tornare indietro e più aggiungi colore e più si impasta, perde lucentezza e sbiadisce. E’ come andare fuori via nel mezzo di una grande parete e perdere tutti i riferimenti. Ed è lì che ci si può incrodare e non c’è niente di più frustrante – anche se qui non si rischia (quasi mai) la vita – se non si esce subito da quell’impasse.

Ci vuole esperienza quando esci dal lavorato e provi andare a vista, fiducia nei propri mezzi, coraggio e quel tocco in più di intraprendenza e fantasia.

Ma è proprio per questo perdersi  che si creano a volte piccoli e imprevisti accadimenti, quando dallo sfocato imperfetto emergono all’improvviso chiare le linee e le crepe e il disordine diventa composizione.

Allora tutto quel vagabondare finalmente si compie, ed è un viaggio emozionante e sempre nuovo, irripetibile.

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Testo e quadro  di Stefano Lovison

Alpine Sketches 2016