La Civetta

di Giovanni Busato
foto  di Claudio Camisasca, Fasin
la traduzione in dialetto zoldano è a cura di Leonardo Pra Floriani, Leo

Piove; il bosco vecchio di castagni e faggi centenari,
gocciola a grana grossa in una bolla di vapore.
Cammino lento su un morbido tappeto di foglie fradice,
respiro piano, per sentire ogni fruscio…
La partita è iniziata!
La vecchia civetta mi osserva ma, al solito, mi dà le spalle
appoggiata al tronco, girando lentamente
la testa; gli occhi fissi.
Me la immagino lì vicino; alzo gli occhi di scatto
e riesco ad intravvederne l’ombra che svanisce tra i castagni.

Ridacchia, sembrerebbe.
Lei sente quando la percepisco tra i rami e conta divertita
i minuti che impiego a scoprirla.

Oggi sono andato molto bene, pensa volando via silenziosa.
Un giorno ti sorprenderò io vecchia civetta,
ti girerai improvvisamente inquieta
e ti accorgerai, stupita e irritata,
di avere addosso due occhi, dannato pennuto: i miei!

E scomparirò sghignazzando nel bosco,
ormai folletto.

Al piòf; al bòosch vege de castagnèer e faghèer zèntenàri
al gozolèa in te na bòla de fiadòor.
Camìne adasiòot sun an cusìn de fùoie imbombàde
e tire al fià adàsio, par scoltà dut dintòor..

La partìda la è scomenzàda.
La Zuìta ègia la me àrza ma la è otàda
poiàda su la scòrza e la òta adasio la testa; i ùoge sbarài.

La è chilò daesìn….lèe i ùoge de còlp
e vede la ombrìa che sparìs in ti castagnèer

Somearàe che la se la ridese.
Ièla la sèent cànt che la ède dàntre i ràm è la cònta ridànt
i menuti che staghe a la catà.

Incùoi son zùda polito, la pensa intànt che la sgòla de màal tasànt.
An dì te catarài mi zuìta ègia, e te te incorzaràs e te te faràs de mareèa
de aè adòos doi ùoge, maledèta: i mìei!!!

E men zirài ridànt in tel bòosch,
come ‘n comparètol.

Giovanni Busato, impiegato comunale a tempo perso (!), ama lasciarsi prendere dalla montagna, dalle sue storie e dalla gente che incontra;
il suo labrador lo adora per questo, Rosa un po’  meno.
Alpinista e soccorritore alpino, scrive recensioni di libri di montagna
e pure qualche storia breve, che molti apprezzano nonostante non riesca a spiegarsi il perchè.

Di Giovanni è anche il racconto Il tuono, la falce e la corriera

Claudio Camisasca è sposato e ha due figli, vive a Busto A. e lavora nella tessitura di famiglia a Canegrate, nell’alto milanese, luogo in cui le giornate grigie superano di gran lunga quelle limpide. L’alpinismo è sempre stata la sua grande passione, cui ha dedicato la maggior parte del suo tempo libero e che ha da sempre documentato con la fotografia. Da qualche anno però la fotografia non è più soltanto un modo per “documentare” ma è diventata anche il mezzo attraverso il quale vivere la natura in modo più contemplativo e più intimo.
Non fotografa la realtà ma la “sua” realtà … e il suo mondo.

Leonardo Pra Floriani, 50 anni, sposato, due figli. Con troppa modestia si considera “da sempre mediocre e assiduo alpinista e sci alpinista dolomitico“. Abita nel piccolo comune di Forno di Zoldo, lavora come tecnico in impresa di costruzioni. Come tutti i montanari ama ostinatamente la sua valle dove la vita non è comoda ma ancora lontana dal caos, anche se forse sarebbe più semplice “portare le chiappe in pianura”, come troppi han fatto lassù lasciando i paesi vuoti…
Il dialetto è una lingua, e finchè ci sarà anche solo una persona che lo parla rivivranno anche tutti gli altri…


© Alpine Sketches 2011