Bill Denz

Dicono fosse simpatico a tutti meno che a sé stesso. Forse era un tipo arrogante fino al punto di scalare illegalmente il Melungtse o semplicemente un romantico solitario corteggiatore del cuore di pietra del Cerro Torre, non lo so … certo è che Bill Denz  è una figura particolare, strana e affascinante.
 

Nel 1979, Bill, che proprio un solitario per vocazione non è, si trova a El Chaltèn, dove attende invano l’arrivo dell’amico Charlie Porter.
Sono pronti per tentare una nuova via sul Cerro Torre.
Charlie è il più grande alpinista di big-wall della sua epoca; ha dalla sua le prime salite di vie come Excalibur, Shield, Mescalito, Zodiac sul Capitan, altre in Alaska e Baffin e la prima via di grado VII  sul Mount Asgard. Sotto la sua tutela Denz diventa abile nelle tecniche da big wall correggendo le sue carenze nell’arrampicata su granito.
Ma Porter è in grave ritardo. Risulta bloccato dal maltempo e dalla burocrazia cilena  in un’isola della Terra del Fuoco durante una bizzarra spedizione a remi attraverso l’arcipelago.
Denz, allora, decide di provare il Cerro Torre da solo.
Durante uno dei tanti tentativi, Bill resiste per due giorni nella tempesta, ne trascorre altri cinque in una grotta di ghiaccio a oltre 800 metri dalla base; due volte sale fino a 250 metri della cima ma la bufera lo ferma  …
Scrive a casa: “Finora ho fatto sette tentativi di scalata solitaria al Cerro Torre per la via del compressore. L’ultimo mi era quasi riuscito.”
Bill torna sul Cerro Torre nella stagione 1980-81, questa volta con l’intenzione premeditata di scalarlo in solitaria.
Con l’attrezzatura al minimo lascia il campo base con quattro giorni di cibo e in 16 ore raggiunge la grotta di ghiaccio sul colle della Pazienza. Dopo un giorno di attesa sale alla torre di ghiaccio dove ritrova la sua caverna-bivacco dell’anno prima. Il quarto giorno sale fino al compressore Maestri, sospeso ad appena 150 metri dalla cima.
Ma la tempesta lo rimanda indietro, giù nel suo buco di ghiaccio. Con il diradarsi delle nuvole Bill porta il bivacco più in alto sopra la torre, alla base della parete terminale.
Riesce a salire fino all’ultimo dei chiodi a pressione di Maestri ma oltre non trova i chiodi di Bridwell, sotto lo spesso strato di brina e ghiaccio …  dopo l’ultimo drammatico tentativo viene respinto dalla tempesta e torna al compressore. Cerca di scendere in doppia ma le corde si aggrovigliano fino a bloccarsi nel gelo. Inesorabile e disperatamente lenta prosegue la sua discesa fino al momento in cui viene investito da una piccola valanga che lo spazza via dalla parete. Non riesce a fermarsi e scivola per 250 metri.
Oltre la crepaccia terminale si risveglia stordito ma salvo: “Ho dovuto farla finita proprio lì”, disse. “Non potevo farlo ancora”
Mi sono sempre chiesto leggendo il racconto di Gionco sulla salita alla torre Egger insieme a De Donà, che cosa ci facesse in quel posto remoto un pazzo, solitario, convalescente e sopravissuto ad una scivolata di 250 metri dopo l’ennesimo tentativo da solo sulla via del compressore.
Era l’anno in  cui gli italiani intitolavano allo sfortunato compagno di Denz, Phil Herron, morto durante la spedizione kiwi del 1975 che intendeva completare la via degli inglesi da nordest al Cerro Torre, l’ultima vetta inviolata del gruppo. Due anni ancora e la via del compressore avrebbe contato la sua terza salita.
 
 
Nel 1983, Bill Denz muore, travolto da una valanga mentre tenta il pilastro ovest del Makalu.
Aveva 32 anni.

sketch of stefano lovison © 2011

© alpine sketches 2011