Riccardo Bee

di Nicola Cason

Winkler… Preuss… Cozzolino… Lomasti… Gadotti… Bee …
alcuni se ne sono andati davvero presto, e tutti da soli
erano forti, troppo forti… forti da morire. (Parol)

Oggi avrebbe 62 anni. Mio padre ne ha 67, e da quando è in pensione s’è messo ad andare in bicicletta: prima non faceva nulla, adesso si spazzola 40, 50 a volte anche 60 km la mattina…chissà cosa avrebbe fatto ancora Riccardo Bee se quel san Silvestro non fosse caduto, se avesse continuato quell’attività ad altissimo livello. chissà, sogno ad occhi aperti… magari un paio di tiri in palestra mi sarebbe capitato di farli con lui, o una vietta. da bocia, ovviamente. ed ero meno che bocia quando mio padre, binocolo in mano, guarda su verso il Pizzocco. ‘ci sono due, sulla parete a destra, li vedi?’ figurati, nemmeno so da che parte si gira sto affare, e tutte le sue regolazioni le muovo casualmente. tutto sfocato. gli oculari non si avvicinano abbastanza per starmi giusti sugli occhi. e così guardo a mo’ di cannocchiale ma non vedo nulla. ‘ma si, lì a destra, vedi che sembra un naso? dove dovrebbero essere le narici..qui’ e butta indietro al testa puntandoci le dita. trascorro la giornata armeggiando col binocolo, a sera mi gira la testa a forza di guardarci dentro, mio padre torna dal lavoro, io non ho visto niente. ma non passa tanto tempo, e mi fa: ‘stasera allo sciclub viene uno da Belluno che va per montagne, uno di quelli che era sul Pizzocco, che tu non riuscivi a vedere. andiamo?’ anche quella sera credo di aver guardato tutto, ma non ho visto nulla. so solo che vent’anni dopo, a un’altra serata, lo speaker dice ‘in traverso cercando l’uscita dal iedro dei bellunesi sullo Spiz di Lagunaz’: io quella foto l’ho già vista decenni prima. sicuro come…come… ‘papà ascolta, ma quella volta allo sciclub chi era che faceva le diapositive?’ ‘uh, ne sono venuti tanti…’ ‘ma si dai, quello che io non avevo visto col binocolo’ ‘ah… quello forte, da Belluno, che poi è morto…”Riccardo Bee’ ‘si, lui’ …quello forte…

Che culo. senza saperlo (e senza vederlo a dir la verità) ho assistito alla prima salita della via dei bellunesi al Pizzocco… e la mia prima serata di diapositive è stata una di Riccardo Bee. quello forte.

Tutti quelli che lo conoscevano, e che conosco anch’io, usano sempre questo aggettivo.

‘Forte… forte a ciodàr. L’era ingegnèr. Specializzato in strutture reticolari, e così anche in parete. Un chiodo qui, una lametta di qua, questo piantà an cìn de là, collegato con sto qua…e tutto insieme caricato el cèn, tiene…’

‘la via l’aveva aperta da solo. a un certo punto mi butto in un diedro che normalmente sarebbe stonfo d’acqua. di qua non era passato sicuro ma le pareti intorno sono liscie. boh, non capisco…aspetta… fuori, a destra, c’è un chiodo, con un cordino, piantato a metà. ma come avrà fatto ad arrivare fin là…forte…’
‘di quel giorno ricordo che lui è stato davanti sempre. è partito il primo tiro, poi recuperava il secondo e mentre gli faceva sicura io, il terzo, il bocia, salivo e toglievo tutto, mentre Riccardo era già sul tiro sopra assicurato dal secondo. siam arrivati fuori di notte… io non l’ho mai visto in tutto il giorno. so solo che in qualsiasi condizione era sempre sopra, e sentivo solo i colpi del martello…tin…tin… quel giorno siamo partiti col sole, ha grandinato, nebbia, ha piovuto tre volte, ha anche nevicato…e lui sempre un tiro sopra tin..tin..tin…avanti sempre…forte..’
d’inverno per cinque giorni e quattro notti sulla parete del Burèl. in due con un solo duvet perchè l’altro è caduto i primi tiri. o sul friabilissimo diedro nord della S’ciara, via dei polacchi. sul Gazzettino dice ‘una scalata che non consiglio a nessuno, che mi ha stancato più moralmente che fisicamente proprio perchè non mi ha mai permesso quella gioia della scalata che è alla base di ascensioni di questo livello’. e lui era lì da solo, ancora una volta d’inverno, prima ripetizione.

‘Quel san Silvestro del 1982 dovevano trovarsi tutti al rifugio Scarpa sotto l’Agnèr. Lui avrebbe salito la Messner in solitaria invernale, e avrebbe raggiunto gli altri per festeggiare li il capodanno. ma non arriva. è partito il 27. scattano i soccorsi, l’elicottero militare gira sul versante nord’. a bordo c’è anche Gianni Gianneselli, che racconta ‘giriamo, giriamo, e vedo…la giacca rossa…Riccardo…Riccardo è…’ la sala gremita in silenzio ascolta il silenzio.

Ogni tanto guardo una foto di un tipo che oggi avrebbe sessantadue anni.
con le tepa sport e i calzettoni